ERICE...

L’origine del nome è antica: Erice, dal figlio di Venere e di Bute.
E poi Aceste ed Elimo, Eracle e Dedalo, Enea e altri ancora: personaggi mitologici che sembrano essersi dati convegno ad Erice, Monte del mito.
“Sacra” per Elimi, Fenici, Greci, Romani e Cristiani, abbandonata dagli Arabi, assunse con i Normanni, Svevi e Aragonesi che vi innalzarono numerose chiese, l’aspetto di Montagna del Signore.
Tuttavia, la sua particolare posizione geografica - splendida, ma dal clima molto rigido - ha causato, già a partire dall’inizio del 1800, il suo abbandono.
Giuseppe Castronovo, domenicano ericino del secolo XIX, descrive con queste parole la condizione di Erice ai suoi tempi:
… la città ... è divenuta oggimai uno squallido deserto… chi visita ... se passeggia per i rioni di lei, frequenti un giorno di case e di popolo, li mira erbosi, antrosi, taciturni, deserti…Mira pochissimi cittadini erranti in una vasta solitudine dentro la cerchia di oltre due migliaNon si lasciano in piedi che i nudi muri, i quali o vanno in ruina, o si mutano in chiuse per mandrie di capre e di pecore, o per giardini. Erice sembra colpita da un destino fatale che la condanna a bevere a lunghi sorsi la morte.
Erice è oggi un Comune di circa 30.000 abitanti di cui solo poche centinaia risiedono sulla Vetta, nell’antica e storica Città.


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